Irene Dorigotti presenta alla ventesima edizione delle Giornate degli Autori-Notti Veneziane, nell’ambito della Mostra del cinema di Venezia 2023, il suo documentario “Across”, un’indagine sul sacro attraverso un road movie spirituale partito dalla Sindone di Torino per arrivare oltreoceano.
Una stratificazione di linguaggi e riflessioni
Il film è nato quando la regista aveva 28 anni ed è stata chiamata a partecipare a un progetto collettivo sulla Sindone che poi è sfumato. “Mi interessava esplorare cosa è il sacro, attraverso un’indagine stratificata che ha portato a una mia crescita personale e artistica – racconta Dorigotti – Con il tempo ho approfondito una serie di riflessioni, anche su cosa significhi essere registi, costruire una storia, viaggiare, mettersi in discussione, sentendosi spesso sconfitti, per tornare poi a essere fortissimi”.
La potenza del cinema e dell’immagine
Per la regista il cinema è un’arte che “può contenere del sacro, pur non essendolo in sé. Si fa con una squadra di lavoro, contenendo tanti linguaggi”. Parlando del tipo di cinema di cui abbiamo bisogno, poi aggiunge: “Abbiamo bisogno di film liberi, senza ganci, nei quali mostriamo le nostre fragilità. Tutto ruota intorno all’immagine oggi, un’altra tematica al centro del film. È una riflessione sul ritrarsi. Per me chi immagina più forte genera la realtà”.
Plot
Irene, cresciuta nelle Alpi italiane con una famiglia legata al viaggio e alla cultura scout, approfittando dell’esposizione della Sindone a Torino, parte alla ricerca di un percorso religioso. Inizia un viaggio fatto di incontri giocosi e piccole rivelazioni, un vero e proprio road movie spirituale. Eppure, la ricerca di Irene è inquieta, le sue domande non sembrano trovare risposta, fino a quando la realtà diviene un universo poetico. Il sincretismo e il vociare del Messico, il caos del Vietnam e i Templi di Angkor Wat in Cambogia. Irene si allontana dalla religione per entrare nel sacro.