Presentato in anteprima alla 23ª edizione di Alice nella città e al cinema dal 16 ottobre con Vision, Se ami qualcuno dillo è l’opera prima di Marco Bonini. Colto in flagrante durante un tradimento, Sergio (Edoardo Leo) ha un malore e finisce in coma. In sala d’attesa si ritrovano tre persone che avrebbero ottimi motivi per non volerlo più vedere: la compagna Gabriella (Claudia Gerini), l’ex moglie Alba (Giovanna Mezzogiorno) e il figlio Giulio (Biagio Venditti). Al risveglio Sergio è come un bambino nel corpo di un adulto e deve reimparare tutto da capo: da uomo prepotente e anaffettivo si trasforma in un buffo eroe tragicomico che continua a ripetere di essere rinato, finalmente in grado di amare, e proprio questa seconda, improbabile infanzia finisce per insegnargli come voler bene alla sua complicata famiglia allargata. Bonini racconta l’attesa dell’uscita in sala dopo vent’anni di lavoro sulla storia, il tempo verticale che dà forma allo stile del film, la comicità di situazione e l’invito agli uomini a ritrovare le emozioni, fino a una lezione di commedia all’italiana nascosta nel suo film preferito.
Un regalo da scartare
Per portare questa storia sul grande schermo ci sono voluti vent’anni, e alla vigilia dell’uscita Bonini si sente come la notte prima di Natale: “C’è un regalo che si scarta domani, di cui mi hanno promesso, parlato e sparlato per tanto tempo, e adesso vediamo se dentro c’è la sorpresa. Tutto quello che noi abbiamo potuto fare della produzione e della distribuzione è stato fatto, devo dire, egregiamente. Adesso la storia passa al pubblico e il pubblico sarà il giudice e il genitore di questo nuovo figlio”.
Il tempo verticale
Al centro del film c’è quello che Bonini chiama il tempo verticale: “È una mia intuizione stilistica, che vuole cercare di raccontare una storia che è sempre uguale, è sempre nello stesso punto, cioè la storia dell’evoluzione maschile e soprattutto la stratificazione della memoria. Il passato e il futuro esistono soltanto nel presente, e le esperienze psicologiche non si allineano su una linea orizzontale come quella storica, per cui gli eventi sono uno dopo l’altro, ma si impilano su una linea verticale in cui le memorie sono una sopra l’altra e sono tutte coesistenti”. Un’idea che si è tradotta in scelte visive precise: “Elementi del passato e del futuro coesistono nel presente: il campo da calcio di pozzolana, i costumi che oscillano tra gli anni ’60 e gli anni ’80, i ricordi e i flashback rivissuti. Ho fatto dei flashback che non sono oggettivi, ma sono, come succede nella vita, ricordi nella contemporaneità che coesistono con il presente. Il tempo verticale è un tempo della psiche, dell’inconscio, un tempo in cui il passato si organizza nel presente per progettare un futuro”.
Il clown bianco e l’Augusto
Pur costruito attorno a un personaggio, Se ami qualcuno dillo è una commedia corale, perché la sua comicità nasce dal contesto: “La comicità del film è una comicità di situazione. L’elemento comico emerge dalla reazione del personaggio a un contesto, quindi il contesto è fondamentale, è il partner. Nelle coppie di clown c’è il clown bianco e c’è l’Augusto: senza il clown bianco che gli fa da spalla, l’Augusto non fa ridere”. Una dinamica che il regista ritrova nel suo film: “Il nostro Augusto è Sergio, il personaggio di Edoardo, e i clown bianchi sono tutto il contesto che gli sta intorno, che non sa come reagire alle assurdità geniali di questo folletto che si inventa una nuova storia. Questo è quello che ho cercato di fare: inventarmi una nuova storia per l’identità maschile, che è orfana di figlio”.
La prepotenza, un’impotenza celata
Il film è anche un invito, rivolto soprattutto agli uomini, a ritrovare la tenerezza e le emozioni. Per Bonini tutto parte da una metafora che ribalta uno stereotipo: “Io credo che la metafora che mi ha regalato mio padre con questa storia sia meravigliosa e potentissima. Lo stereotipo è che la fragilità delle emozioni sia una debolezza e che la prepotenza sia una forza. Credo che questa storia dimostri nei fatti che l’emotività relazionale è una competenza, una forza e una risorsa, e che la prepotenza sia in realtà un’impotenza celata”. Una strada che, per il regista, non è più rimandabile: “Questo ribaltamento è la strada che io credo, auspico e grido ai maschi di intraprendere, pena la morte, purtroppo”.
Plot
Colto in fragrante durante un tradimento Sergio (Edoardo Leo) ha un malore e finisce in coma. In sala d’attesa si ritrovano tre persone che avrebbero ottimi motivi per non volerlo più vedere: la sua compagna Gabriella (Claudia Gerini), l’ex moglie Alba (Giovanna Mezzogiorno) e il figlio Giulio (Biagio Venditti). Quando Sergio si risveglia è come un bambino nel corpo di un adulto: deve reimparare tutto da capo. E da uomo prepotente e anaffettivo si trasforma in un buffo eroe tragicomico che continua a ripetere di essere rinato, di essere finalmente in grado di amare. Ma proprio questa seconda, improbabile infanzia finisce per insegnargli qualcosa che prima gli era sempre sfuggito: come voler bene alla sua complicata famiglia allargata.