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Critics Week - Venice

Settimana Internazionale della Critica 2026: il programma completo della 41ª edizione

todayJuly 20, 2026

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La 41ª Settimana Internazionale della Critica presenta il suo programma. Beatrice Fiorentino: "La programmazione di un festival deve rimanere un atto di responsabilità"

La Settimana Internazionale della Critica ha annunciato il programma completo della sua 41ª edizione, in programma al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre 2026, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.

Organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, la sezione autonoma presenterà sette opere prime in concorso e due eventi speciali fuori concorso, tutti in anteprima mondiale. La selezione è curata dalla delegata generale e direttrice artistica Beatrice Fiorentino, insieme alla commissione composta da Matteo Berardini, Marianna Cappi, Francesco Grieco e Marco Romagna.

Il programma ruota attorno al cinema come atto di responsabilità, di presa di posizione e di ricerca linguistica. Non si tratta soltanto di raccontare crisi, conflitti e trasformazioni sociali. Al contrario, la selezione mira a individuare nuove forme capaci di interrogare il presente e, al contempo, di immaginare alternative.

Intervistata da Chiara Nicoletti per FRED Film Radio, Fiorentino ha chiarito il principio alla base del programma: “Non possiamo chiuderci in una bolla e fare finta di non vedere quello che succede lì fuori”.

Programmare significa scegliere

Secondo Fiorentino, la selezione di un festival non può essere considerata un gesto neutrale. Le immagini, infatti, riflettono le trasformazioni della società e impongono una responsabilità precisa a chi decide quali opere mostrare.

“Quando uno programma un festival, incontra delle storie e vede delle immagini che si fanno specchio del mondo in cui viviamo. Scegliere quali di queste storie mostrare diventa un atto di responsabilità e obbliga a delle scelte di campo”.

Inoltre, la direttrice ha sottolineato che il programma è nato attraverso un processo dinamico, in cui i principi curatoriali hanno incontrato opere, disponibilità e percorsi produttivi differenti.

“Uno fa i programmi con le storie che si trova davanti. Il processo di selezione è molto dinamico. Tu ti fai un’idea, vorresti avere un film, poi quel film va altrove, nel frattempo ne arriva un altro che non sapevi esistesse. A un certo punto la selezione si fa anche da sé”.

Una selezione politica nella forma

Il carattere politico della SIC 2026 non riguarda soltanto gli argomenti affrontati. Piuttosto, investe il linguaggio, il modo di produrre immagini e la posizione assunta dagli autori nei confronti del cinema contemporaneo.

“Ogni film è politico”, ha ribadito Fiorentino, precisando però che la priorità resta la ricerca formale. “Ci teniamo alla proposta linguistica. Non selezioniamo arbitrariamente film che rispondono a un nostro desiderio. Abbiamo però ascoltato storie politiche e, godardianamente, abbiamo cercato di fare una selezione politicamente”.

Di conseguenza, il programma comprende numerose produzioni indipendenti e opere realizzate con risorse limitate. Tuttavia, il limite economico non implica una minore precisione artistica.

“Abbiamo molto cinema indipendente, anche produzioni realizzate con pochi soldi, ma con una grande precisione e una grande consapevolezza del cinema.”

La Colombia tra archivio e memoria

La Colombia è presente con due titoli. The End of Times, di Bibiana Rojas Gómez e Juan David Cárdenas, si concentra sugli archivi familiari, sulla memoria coloniale e sull’intelligenza artificiale. Il film parte da immagini già esistenti e interroga la necessità di produrne di nuove in un presente già saturo di rappresentazioni.

Fiorentino ha sottolineato la radicalità del progetto: “C’è una dichiarazione di economia dell’immagine alla base del film. In un mondo già pieno di immagini, forse persino troppe, ha senso girarne di nuove oppure si può fare cinema utilizzando quelle che esistono già?”.

Il racconto segue una donna impegnata a comprendere la malinconia della madre. Tuttavia, la ricerca privata assume progressivamente una dimensione collettiva. “Alla ricerca delle ragioni del malessere di questa donna, si scopre l’origine del malessere di un popolo”.

Sempre dalla Colombia arriva Meteorite di Sebastián Múnera, storia di due donne in un territorio segnato dai fantasmi della violenza. Un parco tematico costruito sulle rovine dell’impero di Escobar convive con una prigione regionale, mentre memoria e paesaggio diventano parte dello stesso trauma.

Tecnologia, emozioni e corpi

La Tunisia è rappresentata da The H@llow Man di Kamel Laaridhi, distopia ambientata nel 2059, in una società nella quale un biochip controlla ricordi ed emozioni.

“È un film di para-fantascienza”, ha spiegato Fiorentino. “L’idea del futuro è un pretesto per riportare al centro urgenze del presente. In un mondo tecnologicizzato è necessario restare umani e, nel caso del film, la poesia diventa l’antidoto”.

Dal Brasile arriva invece London di Victor Di Marco e Márcio Picoli, racconto queer che pone al centro disabilità, sessualità, desiderio e autodeterminazione. Il film rifiuta la riduzione del corpo a diagnosi o categoria clinica, trasformando l’identità in uno spazio di libertà.

A sua volta, Our Share of Sand di Shalini Adnani, coproduzione tra India, Regno Unito e Grecia, parte da un dramma familiare per affrontare disuguaglianze, sfruttamento e crisi ambientale. La sabbia diventa così il centro di un sistema economico fondato su omissioni, profitto e complicità.

Prima della guerra e la mascolinità contemporanea

L’Italia è in concorso con Prima della guerra di Tommaso Usberti, coprodotto con la Francia e ambientato nella pianura padana. Il film segue un giovane cresciuto in un ambiente razzista e misogino, costretto a confrontarsi con un modello maschile fondato sulla forza e sull’incapacità di esprimere la fragilità.

Fiorentino lo descrive come “un film molto contemporaneo e antico allo stesso tempo”, attraversato da una forte dimensione poetica. “C’è una tragicità dei corpi molto pasoliniana e una metafisicità dei luoghi che ricorda il primo Bertolucci”.

Inoltre, la riflessione sulla mascolinità nasce da un problema di educazione sentimentale. “Il protagonista forse non ha avuto modo di esplorare l’affettività in maniera sana. I suoi riferimenti sono quelli di un maschile muscolare, testosteroideo, legato al mito della forza fisica”.

La Generazione Z secondo Zoom In, Zoom Out

Completa il concorso Zoom In, Zoom Out del cinese Dong Jie, un mystery urbano che intreccia gaming online, identità digitale e alienazione.

Fiorentino lo ha definito “un film manifesto per la Generazione Z” e “un aggiornamento di Blow-Up e L’avventura ai tempi del gaming online”.

Il racconto segue la ricerca di una persona scomparsa in un universo nel quale lo spazio fisico e quello virtuale coincidono sempre più spesso. Perciò, il film non descrive la tecnologia come una dimensione separata dalla vita quotidiana, ma come una componente ormai strutturale del reale.

Il grande Giaffa, il film di apertura

Ad aprire la SIC sarà Il grande Giaffa di Marco Santi, noir esistenziale interpretato da Edoardo Pesce, Carlotta Gamba, Barbara Chichiarelli e Roberto Zibetti.

Il protagonista è un uomo invisibile agli occhi della società, disposto a cambiare identità pur di sentirsi riconosciuto. La sua lunga notte diventa quindi il ritratto di un sistema in cui il ruolo sociale conta più della conoscenza di sé.

Per Fiorentino, il film riflette “una società totalmente schizofrenica, nella quale sono saltati i valori di riferimento”.

“La finzione, la narrazione e l’allucinazione collettiva sono diventate la regola. Essere visti, riconosciuti e trovare un ruolo nel sistema diventa prioritario, anche a costo di perdere se stessi”.

Rider, il musical rap di chiusura

La chiusura sarà affidata a Rider di Roan Johnson e Davide Pavanello, un musical rap ambientato tra Milano e Torino, con le partecipazioni di Levante, Rosa Chemical e Margherita Vicario.

“È stato veramente fulgurante”, ha raccontato Fiorentino. “È un musical rap e anche le parti recitate sono in versi. Bisogna immaginare una specie di aggiornamento di West Side Story“.

Il film racconta una nuova Italia, multietnica e attraversata dal lavoro precario, dai conflitti generazionali e da un rapporto irrisolto con il passato. Allo stesso tempo, riporta in primo piano una frattura sociale spesso rimossa dal discorso pubblico.

“C’è ancora un conflitto di classe di cui nessuno parla più, ma che è tutt’altro che risolto.”

SIC@SIC e Casa della Critica

Il programma comprende anche l’11ª edizione di SIC@SIC, realizzata in collaborazione con Cinecittà e dedicata ai nuovi autori italiani del cortometraggio.

L’apertura fuori concorso sarà affidata a Les Métamorphoses, au féminin di Maria Giménez Cavallo, mentre la chiusura spetterà a Un breve incontro di Liryc Dela Cruz.

Tornerà inoltre la Casa della Critica, quest’anno ospitata in una nuova sede. Lo spazio continuerà a favorire il confronto tra stampa, autori e operatori del settore, rafforzando il ruolo della SIC come luogo di discussione oltre che di scoperta.

Written by: Federica Scarpa

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