Dopo il concorso alla 76ª Berlinale, “The Loneliest Man in Town“ arriva in concorso al 39° Bolzano Film Festival Bozen. Il film è diretto da Tizza Covi e Rainer Frimmel , coppia nella vita e nel lavoro, già autori di “Vera“ ed è una produzione austriaca. Protagonista è Al Cook ( all’anagrafe Alois Koch), musicista blues di culto della scena viennese, che vive in un appartamento pieno di ricordi, sognando l’America, mentre il mondo continua a girare senza di lui.
Tizza Covi, nata a Bolzano, presenta il film nella città in cui è cresciuta, un ritorno speciale, davanti alla famiglia e agli zii che non vanno mai al cinema.
Un ritratto costruito in vent’anni
Al Cook è un personaggio di culto a Vienna, uno dei pochi musicisti bianchi a cantare il blues del Mississippi Delta con autentico entusiasmo e amore. Tizza Covi e Reiner Frimmel lo conoscono da vent’anni, e da dieci hanno cominciato ad andare a pranzo e a cena con lui, a fargli interviste. L’idea del film è arrivata cinque anni fa, quando i due hanno trovato la storia giusta: la demolizione selvaggia di case a Vienna, che tratta gli inquilini in modo atroce pur di cacciarli, sembrava la cornice perfetta per raccontare la solitudine di Al e la sensazione di perdere tutto ciò che aveva dato valore alla sua vita. “Fare film è sempre una possibilità di condividere questi personaggi con un pubblico più grande” dice Tizza Covi. “Una pellicola in 50 anni si può ancora vedere mentre tra 50 anni Al Cook sicuramente non si potrà più incontrare”.
Fiction con persone vere
Come sempre nel cinema di Tizza Covi e Reiner Frimmel, il film è dichiaratamente di finzione ma con persone che interpretano se stesse, alle quali vengono aggiunti elementi personali profondi, come il rimpianto di Al per la moglie Silvia. È un approccio che richiede tempo, fiducia e una lunga frequentazione prima ancora di pensare alla macchina da presa. “Conosciamo Al Cook da 20 anni”, dice Tizza Covi. “Si deve trovare la storia giusta”. E quando la storia arriva, lo stile del film segue il personaggio: se Vera era caotico ed energico come la sua protagonista, The Loneliest Man in Town è lento e malinconico come Al Cook. “Saremmo dei registi pessimi se usassimo lo stesso stile per ogni film” conferma Tizza Covi, “ogni personaggio ha bisogno di un’altra estetica”.
Mondi in via di sparizione
Il cinema di Tizza Covi e Reiner Frimmel è stato definito da una critica come un racconto di mondi in via di sparizione e la regista lo accetta con orgoglio: “siamo molto nostalgici, devo dire. Però i nostri film non sono mai tristi , c’è tanto umore, tanta buffoneria”. Guardando Al Cook nel suo appartamento pieno di oggetti e ricordi, Tizza Covi ha rivisto i propri nonni. “Vedendo Al Cook nel suo mondo ho visto i miei nonni nel loro”. È una generazione che sta svanendo, dice, e il film le vuole bene con quello sguardo affettuoso che è la firma di tutto il loro lavoro.
Piccoli e liberi
Sul set di “The Loneliest Man in Town” erano in tre: Tizza all’audio, Rainer alla cinepresa, Al Cook davanti all’obiettivo. Nessuna coproduzione, nessuna stella, nessun grande budget. “Vogliamo raccontare storie piccole ed essere completamente liberi” dichiara Tizza Covi che prosegue: “vogliamo far vedere ai giovani che si può fare cinema in modo diverso, che non servono grandi soldi o star per andare in concorso a Berlino, se hai qualcosa da raccontare”. Il pubblico della Berlinale ha risposto in modo sorprendente: tanti giovani dai 18 anni in su commossi da un vecchietto di 80 anni e da un film lento. Molti, dopo la proiezione, hanno scritto ai registi di aver contattato i propri nonni perché il film li aveva finalmente aiutati a capirli.
Plot
Il musicista blues Al Cook vive in un appar- tamento pieno di ricordi. Fuori, il mondo continua a girare senza di lui. Ma quando la sua casa viene destinata alla demolizione, dalle rovine della sua esistenza riemerge improvvisamente un sogno a lungo dimenticato.