“Dracula – L’amore perduto”, intervista all’attrice Matilda De Angelis
"Dracula - L'amore perduto", l'attrice Matilda De Angelis parla della collaborazione con il regista Luc Besson, tra grandi temi come l'amore eterno e l'orrore del contemporaneo
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“Conversation with” at the 20th Marrakech IFF, interview with actor Willem Dafoe Bénédicte Prot
Dal 15 aprile su Netflix, la terza e ultima stagione de “La legge di Lidia Poët” chiude il cerchio sulla storia dell’avvocata più celebre della serialità italiana. La serie, prodotta da Groenlandia, società del Gruppo Banijay, per Netflix, è creata da Guido Iuculano e Davide Orsini e diretta da Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini. Matilda De Angelis torna nei panni di Lidia, affiancata da Eduardo Scarpetta, Pier Luigi Pasino, Sara Lazzaro e Gianmarco Saurino. Siamo nell’aprile del 1887: Enrico è diventato deputato, Lidia continua a frequentare Fourneau senza volersi legare, e il processo alla sua cara amica Grazia Fontana (Liliana Bottone), accusata di aver ucciso il marito per legittima difesa, metterà Lidia e Fourneau su fronti avversi, scuotendo l’opinione pubblica e i loro rapporti.
Come speravano di chiudere il percorso con i loro personaggi? Per Pier Luigi Pasino la risposta è semplice: “Esattamente così”. Gianmarco Saurino si dice molto contento. Matilda De Angelis accetta il finale con soddisfazione, ma non senza una punta di malinconia: avrebbe voluto esplorare ancora di più i rapporti interpersonali tra i personaggi, che considera la vera forza della serie. “Abbiamo trovato un linguaggio molto specifico e comune che abbiamo affinato sempre di più, proprio perché ci conoscevamo tra di noi e avevamo la libertà di andare oltre il testo quando ci pareva, di poter giocare”. Una libertà concessa dai registi in modo straordinario, dice, e che ha permesso al cast di costruire qualcosa di raro: un’alchimia autentica tra personaggi che cresce di stagione in stagione.
Questa terza stagione è anche, e forse soprattutto, una storia di uomini di fronte a scelte difficili, grandi e piccole, che definiranno chi sono e che tipo di società vogliono contribuire a costruire. Pier Luigi Pasino lo riconosce chiaramente: “Questa è una serie che parla di un personaggio femminile, ma a specchio racconta tanto l’uomo. Alcuni di questi uomini sono precursori di grande novitàe ne sentiamo il bisogno anche oggi, di persone così illuminate, così capaci di tornare sui propri passi”.
Gianmarco Saurino aggiunge che la cosa più divertente da recitare è stata proprio l’escalation degli ostacoli: “Alzare l’asticella ti costringe a metterti in discussione. Non siamo mai stati comodi, la sceneggiatura ci costringeva a doverci mettere in gioco continuamente”. Il suo personaggio, Fourneau, inizia la stagione in una relazione che potrebbe essere serena, appena sopravvissuto a una malattia incurabile ma si troverà presto a dover affrontare un problema molto più grande, fino ad andare contro Lidia stessa.
È Matilda De Angelis a dare la chiave di lettura più profonda della stagione: “È un suggerimento per la società, agli uomini, alle donne, di continuare a decostruire un pensiero. Quando pensi di aver raggiunto una certezza, una verità, puoi sempre farti una domanda in più. Le domande giuste portano a risposte giuste, domande sbagliate portano a risposte sbagliate”. Una serie che impone ai suoi personaggi maschili di non fermarsi mai alla prima risposta e che, in questo, dice qualcosa di molto preciso sul momento che stiamo vivendo.
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“La legge di Lidia Poët 3”, intervista agli attori Matilda De Angelis, Pier Luigi Pasino e Gianmarco Saurino Chiara Nicoletti
Siamo nell’aprile del 1887: Enrico è diventato deputato, fa spesso su e giù tra Roma e Torino con Teresa ed è riuscito a portare la legge di Lidia in commissione. Lidia è impaziente ma sa che deve fidarsi di suo fratello mentre continua a frequentare Fourneau, anche se ovviamente non vuole legarsi, né sposarsi, né rendere pubblica questa relazione. Lui ha avuto una promozione sul lavoro, è in Corte d’Assise adesso e il suo banco di prova per dimostrare il suo valore è l’accusa di omicidio di una donna ritenuta colpevole di aver ucciso il marito. Il problema è che l’imputata è la più cara amica di Lidia, Grazia Fontana, il cui processo per legittima difesa scuoterà l’opinione pubblica e i loro rapporti. Jacopo, di ritorno a Torino con la sua nuova compagna, decide di trattenersi in città per seguire la copertura stampa del processo più mediatico e controverso dell’epoca, in cui Lidia e Fourneau saranno su due fronti avversi. Dimostrare che una moglie maltrattata ha ucciso per legittima difesa è un’impresa titanica, perfetta per Lidia: riuscirà a convincere una giuria di soli uomini ad assolvere Grazia Fontana perché criminale è la violenza perpetrata e subita? E nei sentimenti continuerà a pensare che Fourneau sia l’uomo giusto per lei, o troverà il coraggio di viversi il rapporto con Jacopo che si è sempre negata? È possibile riequilibrare il rapporto tra i sessi? E se la politica non aiuta, quando la società ci ostacola, lo si può fare almeno nella propria vita? La legge di Lidia Poët accende ancora una volta la speranza.
Written by: Chiara Nicoletti
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todayNovember 4, 2025 2
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