Final Cut in Venice 2026: aperto il bando della 14ª edizione
Aperto il bando della 14ª edizione di Final Cut in Venice alla Mostra di Venezia, dedicato ai film africani e mediorientali in post-produzione.
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“Conversation with” at the 20th Marrakech IFF, interview with actor Willem Dafoe Bénédicte Prot
Per il Pride Month 2026, FRED Film Radio celebra il cinema LGBTQIA+ non solo come spazio di rappresentazione, ma anche come archivio vivo di voci, corpi, desideri e memorie che continuano a chiedere spazio, cura e attenzione.
Ogni anno, il Pride ci ricorda che la visibilità non è mai soltanto simbolica. Può essere una forma di protezione, un gesto di riconoscimento, un modo per dire a qualcuno, da qualche parte, che la sua storia esiste e merita di essere ascoltata. Per una radio dedicata al cinema e alla conversazione, questo ha un valore profondo. Ascoltare è parte del modo in cui prendiamo posizione.
La selezione di quest’anno raccoglie interviste realizzate nel circuito dei festival internazionali, attraverso film che esplorano identità, desiderio, resistenza politica, famiglia, adolescenza, lavoro e il diritto di esistere negli spazi pubblici e privati. Non vuole essere un canone fisso, ma un percorso editoriale attraverso opere che aprono finestre diverse sull’esperienza queer.
Alcuni film guardano alla persecuzione storica, altri alla migrazione, all’amore, all’attivismo o agli spazi fragili in cui i corpi e i desideri diventano visibili. Insieme, ci ricordano che il cinema queer non è un genere, ma un campo di immagini, voci e gesti che continua ad ampliare il nostro modo di comprendere il mondo.
Un punto di partenza fondamentale è la conversazione con Joss Morfitt, scrittrice e ricercatrice, registrata durante BFI Flare: London LGBTQIA+ Film Festival. Nell’intervista, Morfitt riflette sulla storia e sull’importanza culturale di uno dei festival LGBTQIA+ più significativi al mondo, collocando il cinema queer in un contesto più ampio di archivio, di comunità e di visibilità.
A Cannes 2026, la rappresentazione queer è emersa in forme cinematografiche molto diverse. Uno dei titoli più discussi sulla Croisette è stato Jim Queen, il film di Marco Nguyen e Simon Batteaux, diventato una delle scoperte più accolte con entusiasmo dell’edizione di quest’anno. Attraverso animazione, energia pop e immaginazione queer, il film porta nel paesaggio di Cannes una presenza giocosa e allo stesso tempo politicamente significativa. Abbiamo parlato con Marco Nguyen e Simon Batteaux della realizzazione del film, del suo tono e della sua accoglienza.

Cannes offre anche uno dei centri emotivi di questa selezione per il Pride Month: Amarga Navidad, il nuovo film di Pedro Almodóvar. Abbiamo raccolto diverse interviste sul film; tra queste, la conversazione con Rossy de Palma si distingue per il modo in cui intreccia la memoria personale, lo sguardo queer e la storia politica del cinema di Almodóvar.
Racconta che dopo anni di incontri con persone che la ringraziavano per i film del regista, ha compreso fino in fondo l’impatto profondo di opere come La ley del deseo. Per molti spettatori gay, vedere due uomini fare l’amore sullo schermo significava riconoscere che ciò che provavano non era sbagliato. Non era soltanto una scena. Era una porta che si apriva. “Pedro ha aperto molte finestrelle nella società. Il cinema è la scusa per cambiare il mondo”, dice Rossy de Palma.
Diversi film nella selezione Pride Month 2026 di FRED affrontano il rapporto tra desiderio e sistemi di controllo. In Narciso, il regista paraguaiano Marcelo Martinessi torna su una pagina oscura della storia del suo Paese, esplorando persecuzione, autoritarismo e criminalizzazione delle vite queer. Il film apre una riflessione su come la violenza di Stato e il silenzio sociale plasmino corpi, memorie e identità.
Una prospettiva politica diversa, ma altrettanto urgente, arriva con The Activist, diretto dal filmmaker lituano Romas Zabarauskas. Il suo cinema si è spesso confrontato con identità queer, visibilità politica e necessità di resistere alla cancellazione culturale. Nell’intervista, Zabarauskas parla dell’attivismo non come posizione astratta, ma come condizione vissuta, segnata dal corpo, dalla parola pubblica e dal coraggio necessario per occupare spazio.
In En el camino, il regista messicano David Pablos si immerge in un paesaggio segnato da mascolinità, violenza e desiderio. Il film segue un incontro che complica le regole del road movie e trasforma il movimento fisico in uno spazio emotivo e politico. Attraverso l’intimità e il pericolo, Pablos osserva come il desiderio queer possa sopravvivere in ambienti costruiti per reprimere la vulnerabilità.
Le questioni di identità e autodeterminazione attraversano anche lavoro, territorio e strutture sociali. In Miss Carbón, diretto da Agustina Macri, l’identità di genere si intreccia con il lavoro, la dignità e il diritto di essere riconosciuti in un ambiente tradizionalmente maschile. Il film colloca la sua protagonista in un mondo in cui l’affermazione personale diventa inseparabile dalla sopravvivenza economica e sociale.
In Iván & Hadoum, Ian De La Rosa mette in scena l’intimità in uno spazio di lavoro, utilizzando l’ambiente chiuso di una serra per esplorare amore, ambizione, sfruttamento e scelta morale. Il film osserva come affetto e pressione sociale possano coesistere, soprattutto quando condizioni precarie plasmano il desiderio privato.

In a Whisper, diretto da Leyla Bouzid, aggiunge un ulteriore livello a questa mappa dell’appartenenza. Attraverso la sua attenzione alla voce, al corpo e al non detto, Bouzid riflette sul desiderio e sul silenzio con una sensibilità che pone il conflitto emotivo al centro dell’immagine. Il film entra così in una conversazione più ampia su ciò che può essere detto, su ciò che deve restare nascosto e su come il cinema possa dare forma all’incertezza intima.
Il Pride Month è anche un momento per guardare ai personaggi più giovani, ai momenti di fragilità e al bisogno di riconoscimento. In La più piccola, l’attrice Nadia Melliti parla con noi di un film che osserva l’adolescenza, la percezione e l’identità attraverso uno sguardo delicato e attento. Il titolo suggerisce una condizione di apparente piccolezza, mentre l’intervista rivela la complessità emotiva e sociale che può racchiudersi nell’esperienza di un giovane personaggio.
Con Coward, il regista belga Lukas Dhont prosegue la sua esplorazione di vulnerabilità, vergogna, tenerezza e dei codici sociali che modellano il corpo. Il suo cinema si è spesso concentrato su giovani persone alle prese con l’identità, le aspettative e la paura, e questa intervista aggiunge un nuovo capitolo a una filmografia attenta al costo emotivo della visibilità.

Elephants in the Fog, diretto da Abinash Bikram Shah, amplia la selezione oltre i contesti strettamente occidentali, aggiungendo una prospettiva sul conflitto, sul silenzio e sulla fragile trasmissione della memoria. La presenza del film in questo percorso per il Pride Month ci ricorda che letture queer del cinema possono emergere anche attraverso questioni di vulnerabilità, marginalità e difficoltà nell’essere ascoltati.
Per FRED Film Radio, celebrare il Pride Month significa tornare alle voci che sfidano la semplificazione. Queste interviste mostrano che il cinema LGBTQIA+ non parla con una sola voce. È intimo e collettivo, giocoso e doloroso, storico e contemporaneo. Attraversa festival, archivi, corpi, lotte politiche e rivelazioni private.
Ci ricorda anche perché queste conversazioni contano. Un film può dare a qualcuno le parole per un sentimento che non riusciva a nominare. Un’intervista può conservare il contesto dietro un’immagine. Un festival può diventare una casa temporanea per storie che faticano ancora a trovare spazio altrove.
Durante il Pride Month 2026, FRED Film Radio invita il pubblico a tornare su queste conversazioni e a continuare ad ascoltare artiste, artisti, ricercatrici, ricercatori, performer e filmmaker che mantengono il cinema queer vivo, complesso e necessario. Il Pride è una celebrazione, ma è anche attenzione, memoria e cura. Per noi, questo significa tenere il microfono aperto.
Written by: Federica Scarpa
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Film
Festival
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