23ª GDA, Venezia 2026, Nicola Sorcinelli su Balcanica: “È importante mettere l'essere umano dietro i numeri, dietro i fenomeni, e ricordarci che ci sono esseri umani”
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"Balcanica", intervista al regista Nicola SorcinelliChiara Nicoletti
Alla 23ª edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 2026, Nicola Sorcinelli presenta in concorso Balcanica, la sua opera prima. Il film racconta la storia di un padre e un figlio afghani, entrambi musicisti, costretti dal bando sulla musica ad attraversare la rotta balcanica per arrivare in Italia. Lungo il percorso, l’incontro con una dottoressa italiana interpretata da Matilda De Angelis cambierà le vite di tutti. Il regista ha raccontato cosa significhi debuttare al cinema con questa storia, da dove nasca la sua urgenza di raccontarla e come si sia evoluto il suo rapporto con temi come il viaggio, la libertà e l’empatia.
L’opera prima
Arrivato al lungometraggio dopo un percorso nella serialità, Sorcinelli descrive Balcanica come un debutto vissuto con un coinvolgimento totale: “Balcanica è un film prezioso, ovviamente per me. È la mia opera prima. Io ho fatto un po’ un percorso artistico al contrario: sono partito dalla serialità e poi sono arrivato al mio primo film, quindi è una cosa totalmente diversa.” Poter debuttare al cinema con questo film, spiega, è importante perché il tema del viaggio lo accompagna da tempo, anche nei cortometraggi realizzati insieme a Emergency: “Sono sempre stato molto attento a questi mondi, a queste tematiche, al tema del viaggio. Queste tematiche mi occupano una bella parte di stomaco che quindi poi fermenta, e sento proprio la necessità di raccontarle.”
Un film nato dalla rabbia contro la censura
Nella nota di regia, Sorcinelli scrive che Balcanica nasce anche da un sentimento di rabbia nei confronti di chi limita la libertà, un sentimento che affonda le radici nei racconti della nonna: “Crescendo con lei , che durante la seconda guerra mondiale è stata una giovane ragazza, , mi ha sempre raccontato le storie di resistenza, di partigiani, di lotta partigiana, e quindi la libertà era al centro di quelle storie, libertà negate.” Da lì, dice, nasce anche la volontà di raccontare per generare empatia: “Quanto è bella la libertà, quanto è importante conservarla, combattere per essa, ma non solo per la tua, e cercare di essere anche empatici per le vite degli altri, per i mondi che sembrano così lontani ma in realtà non lo sono.” Un principio che il regista lega direttamente ai due protagonisti del film: “Magari ti riconosci in quel padre, ti riconosci in quel figlio, e quindi è importante mettere l’essere umano dietro i numeri, dietro i fenomeni, e ricordarci che dietro quei numeri c’è carne che cammina, insomma, ci sono esseri umani.”
Un racconto di padre e figlio
Accanto al racconto del viaggio, Balcanica è per Sorcinelli anche e soprattutto la storia di una relazione: “Assolutamente un racconto di un padre e un figlio con tutte le dinamiche dove mi posso ritrovare anch’io.” Senza svelare il finale, il regista allude a una bugia raccontata dal padre al figlio, detta a fin di bene, e riporta tutto al suo interesse per le relazioni umane: “Quello che voglio fare io nella vita è raccontare le relazioni umane. Sono quelle che mi muovono, sono quelle che mi piacciono, che mi piace osservare, raccontare.” Tra i due personaggi, racconta, ci sono anche momenti che, pur inseriti in un contesto drammatico, strappano un sorriso.
Plot
Quando la musica viene messa al bando in Afghanistan, il direttore d’orchestra Nazar e suo figlio Jalil, giovane suonatore di tuba, sono costretti ad abbandonare tutto ciò che conoscono. Intraprendono così un viaggio lungo la rotta balcanica verso l’Italia, un cammino segnato dall’incertezza ma illuminato dalla speranza di trovare un luogo in cui poter tornare a suonare. Durante il percorso incontrano Greta, una dottoressa italiana. Insieme, i tre si troveranno ad affrontare scelte destinate a cambiare per sempre le loro vite.
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