“2 cuori e 2 capanne”, intervista agli attori Claudia Pandolfi ed Edoardo Leo
Con "2 cuori e 2 capanne", Massimiliano Bruno riunisce Pandolfi e Leo, dopo I Peggiori Giorni e li fa innamorare.
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“Conversation with” at the 20th Marrakech IFF, interview with actor Willem Dafoe Bénédicte Prot
Presentato nella sezione Onde Corte Academy della 23ª edizione di Alice nella città, Lady Anna è il saggio di diploma di Mattia Caramanna alla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti. Dopo la morte accidentale del padre violento, Anna, sedici anni, sviluppa un legame visionario con Giovanna d’Arco, che diventa per lei un modello di resistenza e identità. Isolata e bullizzata a scuola, si rifugia in questa dimensione eroica indossando un’armatura che la separa sempre più dal mondo. La zia, incapace di gestirla, la manda in un campo scout per rieducarla, ma anche lì Anna diventa bersaglio delle stesse dinamiche di violenza, finché l’apparizione di Giovanna non la spinge a reagire. Il regista racconta un teen movie coming-of-age, una ribellione raccontata senza giudizio, l’immagine di Fiona Apple da cui è nata l’idea, la sua Giovanna d’Arco vendicativa e il cinema che vuole fare.
Mattia Caramanna non ha dubbi sul genere: “Lo descriverei come un teen movie, uno di quei classici teen movie coming-of-age con cui tutti noi ragazzi siamo cresciuti. Continuo a divertirmi moltissimo con questo genere di film perché cerca di parlare proprio a noi. Lady Anna lavora su tutto ciò che conosciamo: l’inadeguatezza, il caos dell’adolescenza, i rapporti disfunzionali con la propria famiglia o con le istituzioni, che può essere la scuola nella sua semplicità, e la volontà di mettere in atto una piccola ribellione personale”.
Nelle note di regia Caramanna parla di una ribellione anarchica senza morale né regole. Un approccio che nasce anche dal lavoro di gruppo sulla sceneggiatura: “È stato bellissimo dirigere questo film che non ho scritto io. Il soggetto è di Matilde Lotti e poi l’abbiamo riscritto insieme a Leonardo Innamorati e Carolina Esposito. Il fatto di non partire dalla mia storia personale, pur appartenendomi perché fa parte dell’adolescenza, mi ha portato a non voler raccontare una storia dall’esterno, ma a volervi partecipare, ad accompagnarla. Volevo capire il punto di vista di questa ragazza e accompagnarla nelle sue vicende. Non c’è giudizio, non c’è la volontà di dare una spiegazione morale a quello che fa o a quello che le succede, ma solamente comprendere cosa le passa dentro quando litiga con un genitore, litiga a scuola o dimostra il senso di inadeguatezza che la contraddistingue”.
L’idea del film è nata da un’immagine: “Tutto parte da Matilde, che mi raccontò di aver visto un’immagine di Fiona Apple in uno shooting fotografico in cui indossava un’armatura in giro per New York. Da qui è nata l’idea di mettere in scena una ragazza che, come moltissime altre, non si sente al posto giusto e percepisce un fallimento proiettato su di lei. Tutta la società vuole che lei sia accettabile, che non disturbi, e invece di essere quello che è deve essere ciò che gli altri vogliono”. Anche il campo scout, per il regista, è destinato a fallire: “Già si sapeva a priori, quando la zia decide di portarla lì, che sarebbe stato un fallimento preannunciato e che non l’avrebbe rieducata”.
Al posto di un musicista o di un attore, Anna sceglie come icona una figura storica: “Anna non segue le regole classiche dell’adolescente che può avere come icona un musicista, un’attrice o un attore. Trova la propria icona in questo personaggio storico per lei leggendario, e lo trasforma. Quella che inizialmente vede come un’eroina che nel 1400 ha guidato un esercito di uomini e si è ribellata, diventa un po’ il diavoletto dietro l’orecchio che prende la forma della sua rabbia. La ragazza indossa un’armatura trovata in chissà quale negozio di giocattoli per assomigliarle, ma a una Giovanna d’Arco vendicativa e molto arrabbiata”.
Guardando al futuro, Caramanna sa che cinema vuole fare: “Mi interessa molto un cinema che non ha per forza qualcosa da dire, ma che dice quello che vede. Mi interessa trasportare attraverso il cinema tutte le cose che vedo e che mi vengono raccontate, essere quasi un ‘Caronte delle storie’. Non per forza la mia storia personale, ma tutte quelle storie che hanno bisogno di essere raccontate. Quando mi è stata proposta la storia di Lady Anna, era l’unica che mi avesse davvero preso: ho pensato che questa storia esiste perché deve esistere”. E soprattutto un cinema che diverta: “Che sia bello da vedere, in cui puoi davvero passare dei bei momenti ed essere soddisfatto ripensando a una storia che ti è piaciuta”.
Dopo la morte accidentale del padre violento, Anna, sedici anni, sviluppa un legame visionario con Giovanna d’Arco, che diventa per lei un modello di resistenza e identità. Isolata e bullizzata a scuola, si rifugia in questa dimensione eroica indossando un’armatura che la separa sempre più dal mondo. La zia, incapace di gestirla, la manda in un campo scout per rieducarla, ma anche lì Anna diventa bersaglio delle stesse dinamiche di violenza. Quando le compagne la aggrediscono e la legano nel bosco, il confine tra realtà e visione si spezza: l’apparizione di Giovanna la spinge a reagire. Anna dà fuoco alla tenda delle bulle, trasformando la violenza subita in un atto distruttivo. All’alba, sporca di fuliggine e ormai priva delle sue visioni, vaga sola finché viene fermata dalla polizia, costretta a confrontarsi con le conseguenze reali della sua ribellione.
Written by: Chiara Nicoletti
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Mattia CaramannaFilm
Lady AnnaFestival
Alice nella Città - RomatodayOctober 25, 2025 2
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