“Je so’ pazzo”, intervista agli attori Giovanni Ludeno e Mariasole Pollio
Maria Sole Pollio e Giovanni Ludeno raccontano Je so' pazzo, il film su Pino Daniele, alla Festa del Cinema di Roma 2026.
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"Interno Familiare", intervista all'attrice Marianna Fontana Chiara Nicoletti
Presentato nella sezione Freestyle della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, Interno familiare è il primo lungometraggio di finzione del regista, compositore e drammaturgo teatrale Paolo Coletta, tratto dall’omonimo racconto di Anna Maria Ortese contenuto nella raccolta Il mare non bagna Napoli. Nella Napoli di un tempo sospeso, alla Vigilia di Natale, Anastasia Finizio è una giovane donna indipendente, ma legata a una famiglia che dipende interamente da lei e per la quale ha sacrificato gran parte della propria libertà. Quando la sua migliore amica Dora le annuncia il ritorno di Antonio Laurano, l’uomo che anni prima aveva acceso in lei la speranza di un’altra vita, Anastasia si confronta in ventiquattr’ore con ciò che è diventata e con ciò che avrebbe potuto essere. Un film musicale, non un musical, in cui parola e canto si intrecciano e il quotidiano si apre all’immaginazione. La protagonista Marianna Fontana racconta la sfida di tornare a cantare dopo anni, il suo amore per il libro di Ortese, le contraddizioni di Anastasia, un desiderio che non ha età e il complesso lavoro sulla partitura insieme al regista.
Per Marianna Fontana Interno familiare è stato prima di tutto una prova: “È stato un film che mi ha messo molto in discussione. È stata una grande sfida per me, perché io il canto l’ho lasciato nell’angolo per molto tempo, erano quasi dieci anni che, tra virgolette, mi vergognavo di cantare in pubblico. Sono sempre molto timida quando mi chiedono di cantare, perché la vedo una cosa molto personale”. Eppure era l’occasione che aspettava: “Ho sempre desiderato unire le due discipline, il canto, che ho coltivato dai 13 fino ai 19-20 anni, e la recitazione, dai 16 fino ad oggi. Unire queste due discipline mi ha stimolato molto”.
Il film è tratto dal secondo racconto di Il mare non bagna Napoli, un libro che l’attrice ama profondamente da anni: “La prima volta me l’ha regalato mia sorella e da lì lo regalo a tutte le persone a cui voglio bene”. Per Fontana, Anna Maria Ortese “parla delle donne in una maniera sublime”, come le scrittrici di quell’epoca, da Goliarda Sapienza a Elsa Morante. Una scrittrice che, ricorda l’attrice, dopo Il mare non bagna Napoli venne “esiliata da Napoli” dagli scrittori napoletani per il modo in cui aveva osato raccontare la città.
Anastasia Finizio è un personaggio che l’ha sempre colpita: “Secondo me è una donna che ha delle contraddizioni forti. Innanzitutto non è una donna facile, è una donna molto spigolosa, che a tratti è attraente, a tratti no. All’inizio sembra un soldatino, perché nella sua vita si è imposta molte regole, e quindi non è facile essere in contatto con lei”. Rispetto al racconto, in cui Ortese la descrive in un’età diversa, nel film Anastasia è più giovane, ma ugualmente alla ricerca della propria identità: “Con l’arrivo di questo amore, di questo desiderio che è sempre stato inespresso, si modella e diventa un po’ più femminile, scopre se stessa, la sua femminilità, il suo corpo”.
Anche se Anastasia è ormai una donna, per Fontana quello di Interno familiare è a suo modo un racconto di formazione: “Non si finisce mai di scoprire la passione, non c’è un’età. Io posso scoprire di avere una passione, una pulsione, a 30 anni come a 40, 50, 60. Non si finisce mai di scoprire il proprio desiderio, il proprio amore, e non c’è cosa più bella di vivere questo desiderio in maniera libera”. Per questo, secondo l’attrice, il film può abbracciare “un pubblico molto ampio, di giovanissimi e anche un pubblico un po’ più adulto”.
Nel passaggio dalla pagina allo schermo, Paolo Coletta ha trasformato la voce narrante del libro in musica: i pensieri di Anastasia sono cantati. Un progetto che Fontana definisce “molto ambizioso, molto complicato strutturalmente”: “Quello che lui ha composto a livello musicale era una partitura molto complessa da seguire. Non era solo il canto, era seguire una metrica ben precisa, era impossibile sbagliare una piccola pausa”. Una scrittura vicina alla musica classica, tanto che, racconta, “mentre cantavi dovevi solfeggiare”. Sul set le difficoltà si sommavano: “Alcune cose le abbiamo fatte in playback, quindi canti, segui la musica, ma devi avere in testa il tempo, la metrica, e poi magari balli e poi devi recitare”. Eppure l’atmosfera era leggera: “Sul set era tutto così divertente, così leggero, come se non stessimo facendo nulla. Io dicevo: ‘Paolo, ma come fai ad essere così tranquillo?’”.
Dietro quella leggerezza c’era un lungo lavoro di preparazione: “C’era una squadra, una troupe capitanata da Paolo e dal produttore Pierluigi Russo, che hanno tenuto insieme tutto in maniera egregia. Queste cose non possono essere realizzate se non c’è una squadra che crede fortemente nel progetto, perché sono piccoli film e se ognuno di noi non mette il cuore e la passione non può mai venire una cosa di qualità. Io credo molto in questo tipo di cinema”. Decisiva anche la fiducia del regista: “Quando ho visto la partitura mi sono spaventata, ho detto: ‘No, Paolo, ma sei sicuro? Non so se riuscirò a fare questa cosa qui’. Però Paolo ha creduto in me dal primo momento, ci siamo messi insieme e abbiamo lavorato finché non abbiamo realizzato tutto. Gli sono molto grata”.
Nella Napoli di un tempo sospeso, alla Vigilia di Natale, Anastasia Finizio è una giovane donna indipendente, ma legata a una famiglia che dipende interamente da lei e per la quale ha sacrificato gran parte della propria libertà. Quando Dora, la sua migliore amica, le annuncia il
ritorno di Antonio Laurano, l’uomo che anni prima aveva acceso in lei la speranza di un’altra vita, Anastasia si confronta con ciò che è diventata e con ciò che avrebbe potuto essere. Realtà, memoria, desiderio e sogno cominciano così a confondersi, nella continua oscillazione tra reale e immaginario propria del realismo magico di Anna Maria Ortese
Written by: Chiara Nicoletti
Guest
Marianna FontanaFilm
Interno FamiliareFestival
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