Giulio Base, intervista al direttore artistico del 43° Torino Film Festival
Il direttore artistico del 43° Torino Film festival, Giulio Base, introduce il programma della rassegna marcata dalla presenza massiccia di registe e protagoniste
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Giulio Base, intervista al Direttore Artistico del 44° Torino Film Festival 2026 Chiara Nicoletti
In occasione della conferenza stampa di presentazione del programma della 44ª edizione del Torino Film Festival 2026, che si svolge dal 24 novembre al 2 dicembre 2026 sotto l’egida del Museo Nazionale del Cinema, il direttore artistico Giulio Base ha raccontato un’edizione di 120 titoli, suddivisi tra le tre sezioni di concorso (lungometraggi, documentari e cortometraggi) e le sezioni non competitive Fuori concorso, Zibaldone e la retrospettiva dedicata a Marilyn Monroe nel centenario della nascita, a cui è dedicato anche il manifesto. Un programma che si contraddistingue per l’altissima presenza di registe e cineaste, a partire dalle tre presidenti di giuria delle sezioni di concorso, Francesca Archibugi, Stefania Casini e Chiara Francini, e che porterà a Torino ospiti internazionali come John Travolta, Fanny Ardant, Isabelle Huppert, Andy Garcia e Pamela Anderson, tutte Stelle della Mole. Base racconta il suo rapporto con le critiche, lo sguardo femminile, il punto di vista dei giovani selezionatori, la nuova generazione di attori italiani e la difesa della libertà degli artisti, a partire dal caso di Thirteen in Gaza.
In conferenza stampa Base ha confessato di avere “una certa nostalgia del tempo in cui mi attaccavano”: “Ognuno c’ha le sue pazzie. Non penso che nessuno sia veramente normale, questa è la mia, è quasi da psicologo. Infatti mia moglie mi dice ‘Ma sei pazzo?’. Io a un certo punto, quando passa qualche mese che non mi sento attaccato, mi manca questa cosa, ed è credo una enorme fortuna, perché poi quando la critica torna mi fa contento al posto di farmi male. Però un po’ ci gioco anche, perché invece delle volte magari qualche livido me lo lascia”. Un modo per non adagiarsi: “Bisogna aspettarsi di tutto nella vita, non sedersi. Ormai c’è questo sentire comune che il Torino Film Festival sia diventato supersonico, eccetera. Io sto coi piedi per terra, aspetto invece critiche e cerco di lavorare seriamente pancia a terra, come si dice, per cercare di fare sempre bene e sempre meglio”.
Sono 10 le registe sui 16 titoli in concorso, e parlando di loro Base ha detto che “forse bisogna saperle guardare” queste opere, un pensiero che riecheggia le parole di Maggie Gyllenhaal alla Mostra del Cinema di Venezia, “forse è solo lo sguardo che deve cambiare, perché le registe ci sono e i nostri temi sono importanti”. Base si dice “d’accordo al 100%, è esattamente quello”: “Non è una questione di quote, non è una questione di percentuale”. E aggiunge: “Per quanto io ci abbia già un’attenzione particolare, mi accorgo che il mondo raccontato dalle donne mi piace di più, è raccontato in quel modo. Quindi sì, è saperli guardare, e nemmeno volerlo fare apposta, perché non è questo. Però capita, ci sono e sono brave le registe, e quindi ben venga, si apra una nuova fase”.
Per saper guardare, spiega il direttore artistico, “ci vuole anche la fortuna che ho io. Fortuna fra virgolette, perché poi me li sono scelti, di avere dei giovani, perché hanno un altro sguardo, ma completamente un altro”. Il confronto con il comitato di selezione è continuo: “Io me ne accorgo quando discutiamo, dibattiamo, dialoghiamo o ci contrastiamo nel giudizio: loro hanno proprio un’altra visione, che è quella che ci vuole nel cinema del futuro, tanto di vecchiotto già ci sono io. Quindi loro, tre ragazze e tre ragazzi, tre ancora nei loro vent’anni e tre appena nei trenta, mi aprono dei mondi”.
Base riconosce l’esistenza di una nuova onda giovane nel cinema italiano: “C’è, esiste. Io conto veramente 10-15 attori e attrici giovani che ormai fanno i protagonisti e li fanno bene, e che finalmente stanno dando il ricambio”. Il passo successivo è renderli popolari, e il festival può fare la sua parte: “Mi auguro che anche il Torino Film Festival aiuti a far sì che questo fiume finalmente arrivi al mare, perché poi il vero problema è far diventare popolari questi nomi che magari noi conosciamo, che diventino come la generazione che a un certo punto è esplosa, Favino, Santamaria, Kim Rossi Stuart, Pasotti, Gifuni, un pochino tutti insieme, diventati nomi che trascinano il pubblico. Io mi auguro che i vari Arcangeli, Gheghi, le ragazze come Celeste Dalla Porta e Tecla Insolia, che magari conosciamo noi, diventino finalmente i nuovi per cui tutti dicono ‘C’è il nuovo film di Gheghi, vado a vederlo’”.
“Il TFF continua a difendere la libertà degli artisti e a difendere le loro voci”, ha ribadito Base in conferenza stampa, citando un titolo in concorso: “C’è un film sconvolgente in concorso che abbiamo annunciato, che è Thirteen in Gaza, il primo film girato in quei territori da 12 anni a questa parte. Abbiamo provato in tutti i modi a far venire il regista, ci vorrebbe la Farnesina solo per i permessi che ci volevano”. Una situazione che il direttore artistico non esita a definire assurda: “È una cosa assurda nel mondo in cui siamo, con tutte le battaglie di civilizzazione che facciamo, e invece non permettiamo a degli artisti di esprimersi o di lasciare il proprio paese per andare a visitarne un altro a seguire il loro film, e questo è inaccettabile”.
Written by: Chiara Nicoletti
Andy Garcia Chiara Francini Fanny Ardant Francesca Archibugi Isabelle Huppert John Travolta Pamela Anderson STEFANIA CASINI
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