“Nessun Dolore”, intervista agli attori Alessandro Borghi e Valeria Golino
All'83ª Mostra di Venezia 2026, Valeria Golino e Alessandro Borghi raccontano gli sguardi e le contraddizioni di Nessun dolore
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"Dio ride", intervista al regista Giovanni Veronesi e agli attori Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando Giulia Bianconi
Dio ride diretto da Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi, ha chiuso la Mostra del cinema di Venezia 2026. Per il regista toscano il film rappresenta un cambiamento rispetto alle sue opere precedenti, passando da una commedia più leggera a un racconto che affronta la comicità come qualcosa di molto serio.
Il film, nelle sale italiane dal 29 ottobre con Piper, indaga su come la fede non si limiti alla religione, ma si manifesti anche nella fiducia nel prossimo e nella capacità di aiutarsi reciprocamente. La fede, secondo il regista, si declina in molte forme e i personaggi di Dio ride sono agli antipodi, rappresentando due facce di una stessa medaglia. Favino, nei panni del protagonista frate Leopoldo, sottolinea come il suo personaggio abbia bisogno degli altri per esprimersi, evidenziando l’importanza dell’interazione tra attore e pubblico.
Favino riflette sulla complessità di far ridere, sottolineando che la comicità richiede tempi perfetti e una sincera illuminazione interiore. La risata, spiega, “è un mistero che non si può prevedere né spiegare completamente, e spesso dipende da un momento di naturalezza e spontaneità”. Orlando aggiunge che anche “la recitazione è un mistero, che si svela solo quando si riesce a mantenere un equilibrio tra dono naturale e studio”. La sfida più grande per gli attori è riuscire a far emergere la comicità senza forzature, aspettando il momento giusto in cui la risata si manifesta spontaneamente, anche in un set che può sembrare artificiale.
Dio ride invita a riflettere sulla fede e sulla capacità di trovare umanità e speranza anche nelle situazioni più complesse. Il film è un esempio di come il cinema possa esplorare temi profondi con leggerezza e autenticità, lasciando allo spettatore il compito di interpretare i messaggi nascosti tra le righe della commedia e del dramma.
Nel cuore del ‘600 c’è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui: è Frate Leopoldo da Casamacchia. Mentre la Chiesa predica in latino, Fra Leopoldo racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Parla di un Dio vicino agli uomini capace anche di ridere insieme a loro. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque, mentre le chiese si svuotano. Quel clamore arriva fino a Roma e l’eco di quella voce ha un suono pericoloso per chi ormai governa attraverso la paura; il Papa decide di affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani e di chi come lui è stato colto dal dubbio prendono direzioni inattese. Perché si può spegnere una voce ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri.
Written by: Giulia Bianconi
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