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Bolzano Film Festival

Ottavia Piccolo, intervista all’attrice Premio alla Carriera al 39° Bolzano Film Festival

todayApril 11, 2026

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Ottavia Piccolo: "Aspetto che qualcuno mi richiami per il cinema — e preferibilmente una regista donna"

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    Ottavia Piccolo, intervista all’attrice Premio alla Carriera al 39° Bolzano Film Festival Chiara Nicoletti

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Nata a Bolzano per caso, il padre, maresciallo dei carabinieri, vi era stato trasferito, Ottavia Piccolo riceve il Premio alla Carriera alla 39ª edizione del Bolzano Film Festival Bozen con la stessa ironia e lucidità che da sessant’anni contraddistinguono la sua presenza sulla scena. “Non vi libererete di me”, avverte subito, “voglio continuare a lavorare fino a che mi regge il fisico”. Il festival mette in programma due suoi film: “Metello” di Mauro Bolognini (1970), che le valse il premio per la migliore interpretazione femminile a Cannes, e “7 minuti” di Michele Placido (2016), tratto dall’omonimo testo teatrale di Stefano Massini. Il Direttore artistico del Festival, Vincenzo Bugno l’ha definita voce critica che “consola in questi anni spesso oscuri e dolorosi”, un ritratto in cui l’attrice si riconosce e accetta con gratitudine e un pizzico di sorpresa.

Una carriera iniziata per gioco

Ottavia Piccolo ha esordito a undici anni, portata dalla madre a fare un’audizione per Anna dei Miracoli. All’inizio era un gioco, e la madre, intelligente e lungimirante, si preoccupò sempre di ricordarle che quel momento idilliaco sarebbe potuto passare da un momento all’altro. “Ero abbastanza laica nei confronti del mio lavoro”, ricorda. La svolta arriva a sedici anni, quando incontra una generazione di giovani attori che studiavano alla Silvio D’Amico: Gabriele Lavia, Paola Gassman, Luciano Virgilio e sente una fitta d’invidia. Quando accarezza l’idea di fermarsi per fare l’esame d’ammissione all’Accademia, tutti la convincono a restare sul set. “Ho continuato a studiare a bottega”, dice, «con tantissimi maestri: Anna Proclemer, Visconti, Strehler, Costa, Castri.”

Da “attrice squillo” a voce autonoma

Per decenni Ottavia Piccolo ha lavorato con i grandi: Squarzina, Strehler, Ronconi per il teatro; Visconti, Bolognini, Sautet per il cinema , seguendo le scelte degli altri con grande felicità. “Facevo l’attrice squillo”, dice scherzando, “ti chiamano e vai perché è bella la parte, perché è bravo il regista”. Poi, una ventina di anni fa, qualcosa è cambiato. “Mi sono detta: forse mi piace anche fare altro ed essere molto delle cose che faccio”. Da allora sceglie solo i progetti che la rappresentano davvero, a cominciare da Matteotti, anatomia di un fascismo di Stefano Massini, con la regia di Sandra Mangini, che sta portando in tournée con grande successo.

Metello e 7 minuti: due film, due stagioni

“Metello” è il secondo film da protagonista di Ottavia Piccolo, e il tempo non l’ha scalfito. “Siamo belli giovani, Massimo Ranieri e io”, ricorda, “e Bolognini era al meglio delle sue qualità”. Il premio a Cannes arrivò quell’anno in ottima compagnia: il premio maschile andò a Mastroianni, in concorso c’erano film di Scola con la Vitti e un film con la Loren. “Un premio di incoraggiamento”, dice con disarmante onestà, “non mi sembra una grande interpretazione. Per 7 minuti avrei meritato di più.” Quel film, corale e tutto al femminile, con Fiorella Mannoia tra le protagoniste, racconta l’erosione dei diritti sul lavoro e le donne che resistono. “Tutte quante avevano fatto una scelta di cuore”, dice Ottavia Piccolo.

Il cinema italiano e Cannes

Alla vigilia del festival, la conferenza stampa di Cannes 2026 ha rivelato l’assenza di film italiani in concorso. Ottavia Piccolo non si sorprende, ma si rammarica. “Penso che ci sia stato un problema di strutture per il cinema italiano”, dice, “i produttori, gli sceneggiatori, gli autori sono in grandi difficoltà. Il cinema è una forma d’arte ma è anche un’industria, ha bisogno di essere sostenuta”. Cita il film di Moretti, non ancora pronto per Cannes ma atteso a Venezia: “Nanni è sempre una certezza”.

Il futuro: teatro e un sogno al cinema

Il teatro rimane la sua casa, sul palco può fare quello che vuole, scegliere i testi che la rappresentano, lavorare con registe come Sandra Mangini. Al cinema, invece, aspetta. “Ci vorrebbe una bella parte, qualcuno che credesse in me. Non è facile per una signora di 76 anni aspirare a una parte importante”. Ma c’è un desiderio preciso: “Al cinema non ho mai lavorato con una donna regista, preferirei che fosse una regista donna”.

Written by: Chiara Nicoletti

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