Lovers Film Festival 40, intervista al regista Gabriele Salvatores
"Questa che vedo adesso non è l'America che sognavo. Sono sbalordito da come sia potuto succedere".
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Lorenzo Balducci, intervista all'attore e giurato al 41° Lovers Film Festival Chiara Nicoletti
Al 41° Lovers Film Festival di Torino diretto da Vladimir Luxuria, Lorenzo Balducci ha ricoperto il ruolo di presidente di giuria di All The Lovers – Premio Ottavio Mai, il concorso internazionale dedicato ai lungometraggi. Attore formatosi nel cinema d’autore, negli ultimi anni Balducci ha saputo costruire un universo creativo parallelo e originalissimo, fatto di personaggi surreali e ferociamente lucidi nati sui social e approdati di recente sul palcoscenico teatrale con uno spettacolo scritto da lui stesso.
Prossimamente lo vedremo al cinema in “Antartica”, opera prima di Lucia Calamaro, con Silvio Orlando, Barbara Ronchi e Valentina Bellé.
Per Lorenzo Balducci il Lovers non è una novità, ci era già stato quindici anni fa, ma l’esperienza della giuria è stata qualcosa di diverso e nuovo. “È bellissimo poter godere di una settimana intera a Torino, che è una città che adoro. Ma abituarsi all’idea di passare del tempo con questi film, averli nella propria testa, pensare, ripensare e cercare di fare tutti gli incastri mentali per capire quale sia il meritevole, è un’esperienza particolare.” La giuria ha raggiunto la decisione senza troppi scontri: “Qualche piccolissima discussione, ma tutto da copione. Siamo arrivati alla giusta decisione, credo”.
La direttrice Vladimir Luxuria aveva scritto che la selezione di quest’anno includeva film che ci guardano dentro mentre noi li guardiamo, e film in cui molti paesi occidentali raccontano come si siano fatti dei balzi indietro più che passi avanti. Balducci lo conferma con amarezza: “I passi indietro ci sono. I film del festival raccontano ancora la difficoltà di trovare il proprio spazio nel mondo, la propria voce, l’incapacità di vivere liberi dalle aspettative della società o dall’omofobia e dalla violenza. Uscendo fuori dal cinema, continuo a vederlo. Per due passi avanti che si fanno, ce ne sono dieci che se ne fanno indietro. In più di 60 paesi nel mondo l’omosessualità è ancora un reato e questo è aberrante nel 2026”.
Prossimamente Lorenzo Balducci sarà al cinema con “Antartica” di Lucia Calamaro, e ne parla con entusiasmo e gratitudine. “È stato un dono, per carità conquistato duramente con più di un provino. Non mi sarei mai aspettato di viverlo, l’ho vissuto un po’ come se fossi all’interno di una bolla”. Il film è difficile da definire: “Non è una commedia drammatica, non è un dramma con sfumature di commedia, non è ben chiaro definibile. Però è assolutamente chiaro nella sua follia, nei viaggi che compie, nella capacità non stereotipata di raccontare i rapporti umani. Parla di scienza, della possibilità dell’uomo di esplorare dimensioni sconosciute, però lo fa con una firma personalissima che è quella di Lucia”. Accanto a lui sul set Silvio Orlando, Barbara Ronchi e Valentina Bellé, e l’ansia di non sfigurare di fronte a un cast del genere è stata, dice, la benzina migliore.
Negli ultimi cinque anni Lorenzo Balducci si è costantemente autodiretto nei contenuti social, costruendo una dinamica creativa molto precisa e personale. Tornare a essere diretto da qualcun altrom soprattutto da una regista esigente come Lucia Calamaro, è stata un’esperienza che ha rimesso in discussione alcune abitudini acquisite. “Mi fa leggermente strano ricevere l’indicazione, non perché non sappia farlo, faccio l’attore da 26 anni, ma è come se questa nuova parte di me avesse aggiunto un modo più critico e analitico di vedere tutto quello che faccio. Come se volessi in maniera un po’ arrogante fare la regia di quello che interpreto. Poi mi rendo subito conto e resto al mio posto, soprattutto con registi come Lucia Calamaro o Virzì”.
I personaggi che Lorenzo Balducci ha creato su Instagram e che nell’ultimo anno ha portato sul palco in uno spettacolo teatrale scritto da lui stesso non sono nati da una strategia, ma da un’urgenza. “Il desiderio primordiale era esprimere un lato mio esistente che era rimasto chiuso in un cassetto. Questo ha a che fare con la comicità, con l’universo surreale, con l’estremismo visivo”. Il Covid, invece di bloccarlo, ha potenziato il desiderio creativo. E la chiave di quei personaggi mostruosi è diventata sempre più chiara nel tempo: “Mi piace raccontare tutto ciò che detesto e quello che detesto di più è la mancanza di empatia da parte dell’essere umano. È nato in maniera piuttosto spontanea delineare personaggi che hanno poco a che fare con l’ascolto dell’altro, con l’empatia, con il mettersi nei panni di qualcuno, personaggi che pensano solo alla propria affermazione, in qualunque modo”.
Alla domanda su dove si stia orientando, Balducci è insolitamente diretto: “Tra cinque anni mi piacerebbe continuare a fare quello che sto facendo adesso. E il sogno è riuscire a dirigere un film”.
Written by: Chiara Nicoletti
Guest
Lorenzo BalducciFilm
Festival
Torino Lovers Film FestivaltodayApril 12, 2025 2
"Questa che vedo adesso non è l'America che sognavo. Sono sbalordito da come sia potuto succedere".
"Siamo combattivi e continueremo a resistere perché sappiamo che siamo dalla parte giusta della storia, quella che come obiettivo finale ha l'uguaglianza”.
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