“Alberi erranti”, intervista al regista Salvatore Mereu
Salvatore Mereu racconta Alberi Erranti, favola su natura ed educazione, alle Proiezioni Speciali di Alice nella Città 2026.
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"Le ragazzine stanno perdendo il controllo", intervista alle attrici Sara Ciocca e Anita Serafini Chiara Nicoletti
Presentato nel concorso Panorama Italia della 23ª edizione di Alice nella città e tratto dalla graphic novel di culto di Ratigher, Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme, la fine è azzurra di Pierluca Di Pasquale racconta Motta e Castracani, due adolescenti molto diverse, unite dalla bizzarra passione per gli esami medici. Incomprese dagli adulti, trovano nel loro legame e nella scienza la forza per resistere a chi, a scuola come in famiglia, vorrebbe addomesticarle, e neppure una separazione forzata metterà fine a un’amicizia cresciuta tra finte prescrizioni e laboratori di analisi. Un racconto di formazione dal finale così a sorpresa da non poter essere descritto a parole, ma con un colore: l’azzurro. Le protagoniste Sara Ciocca e Anita Serafini raccontano l’amicizia come scoperta di sé e di libertà, il vuoto che si colma quando si trova la propria persona, l’arte come rifugio, la catarsi del dolore sul set e il loro rapporto con la graphic novel di partenza.
Per Sara Ciocca vivere questa amicizia sullo schermo è stato “molto curativo e un bellissimo processo di conoscenza, perché l’amicizia è in qualche modo scoprire attraverso l’altro tanto di noi, e la scoperta vuol dire maturazione, evoluzione e conoscenza e soprattutto libertà, perché più ci conosciamo e più riconosciamo cos’è per noi la libertà”. Nel film questo valore passa da Castracani: “Castracani in questo film mi insegna ad essere libera, mi insegna il valore inestimabile, profondo, importantissimo della libertà e lei di questo ne farà un tesoro grandioso e lo porterà fino in fondo e fino alla fine della sua storia, che poi sarà l’inizio della sua vita”. Anita Serafini è d’accordo, e racconta un legame che va oltre il set: “Per me l’amicizia è stata fondamentale, fondamentale rappresentarla così. Ed è stato molto più facile con Sara accanto. Noi lo sappiamo, lo ripetiamo sempre, ci adoriamo, ci amiamo immensamente”.
Nel film, a un certo punto, si dice che il mondo è stato “per un po’ meno vuoto”. Per Serafini è una frase che racchiude tutto il film: “L’amicizia è l’amore primordiale, il primo amore forse che conosciamo, è un po’ come le relazioni amorose, perché tu devi trovare la tua persona e quindi è una frase chiave, è una frase che racchiude tutto l’amore possibile”. Motta conosce bene quel vuoto: “Motta attraversa anche un vuoto, il vuoto con il suo corpo, non si riesce a vedere allo specchio, non riesce a vedere niente intorno a sé. La società non le dà niente e quindi sente un vuoto esistenziale, ma soprattutto anche fisico. E quando sta con Castracani si riempie e vede che tutta la sua vita incredibilmente prende forma”. Alla base, secondo l’attrice, c’è la sincerità: “Una persona può comprendere l’altra solamente se lo fa sinceramente, e tra le due c’è un grande lavoro di onestà”.
Motta e Castracani trovano forza nella passione per gli esami medici; per Sara Ciocca quella passione è l’arte: “L’arte è dove io scappo, è il mio rifugio, cioè quando sto male. Noi adolescenti magari stiamo male, soffriamo in un momento di transizione, e io mi rifugio sempre nell’arte. Per me l’arte è un qualcosa di eternamente più grande di me e quindi mi insegna, mi calma, mi fa capire che non è tutto così importante. Mi riporta, come si suol dire, con i piedi per terra”. Per Anita Serafini l’arte è anche ciò che unisce, soprattutto la sua generazione: “È un bellissimo regalo poter vedere come i ragazzi più giovani si sentono rappresentati negli ultimi anni. Ed è bello vedere anche molti giovani, non solo a livello attoriale, ma anche proprio a livello registico, che stanno iniziando a prendere forma in questo mondo. Io penso che l’arte abbia davvero il potere di unire qualsiasi persona nel mondo”.
Ratigher ha detto che la sua graphic novel e il film sono due opere diverse, ed è contento che possano coesistere. Le due attrici l’hanno affrontata in modo opposto. Per Sara Ciocca è stata la base del lavoro sul corpo: “La graphic novel è stata il punto di partenza per caratterizzare i movimenti per me. Tutto il mondo fumettistico ha all’interno dei colori, dei disegni, dei delineamenti proprio del corpo dei personaggi, un qualcosa di molto ispirativo per il movimento scenico che si può portare sul set. Poi ovviamente ci siamo fatte molto trasportare da Pierluca, perché aveva una visione molto nitida di quello che voleva raccontare di noi adolescenti, di noi donne e dell’emancipazione di una ragazza che sogna di costruire la donna che poi sarà”. Anita Serafini invece ha scelto di non separare le due cose: “Per quanto io personalmente ho trovato difficoltà ad entrare nel personaggio, perché è un personaggio completamente diverso da me, è stato al contempo estremamente naturale come processo. Non mi sono mai posta il problema di scindere la graphic novel dal film, l’ho trovato come un’unione spontanea. Ho voluto approcciare a questo nuovo progetto con la serenità e la fluidità che mi sono arrivate”.
Motta e Castracani sono due adolescenti molto diverse, unite dalla bizzarra passione per gli esami medici. Incomprese dagli adulti, trovano nel loro legame e nella scienza la forza per resistere a chi, a scuola come in famiglia, vorrebbe addomesticarle. Neppure una separazione forzata metterà fine a un'amicizia cresciuta tra finte prescrizioni e laboratori di analisi. Dall'omonimo graphic novel di culto di Ratigher, un racconto di formazione dal finale così a sorpresa da non poter essere descritto a parole, ma con un colore: l'azzurro.
Written by: Chiara Nicoletti
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Sara CioccaFestival
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