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Festa del Cinema di Roma

“Se domani non torno”, intervista con gli attori Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione

todayNovember 3, 2026

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Se domani non torno: Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione alla Festa del Cinema di Roma 2026. "È il continuiamo davanti a fare rumore che conta".

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    "Se domani non torno", intervista con gli attori Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione Federica Scarpa

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In Se domani non torno, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026, Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione interpretano rispettivamente Giulia, Elena e Davide Cecchettin. Nell’intervista, i tre attori riflettono sul significato che la vicenda di Giulia ha avuto per la loro generazione e su quanto, negli ultimi tre anni, sia cambiato il modo di comprendere e affrontare la violenza di genere.

Il punto di partenza è il titolo del film di Paola Randi, che richiama la poesia diventata simbolo delle manifestazioni seguite al femminicidio di Giulia Cecchettin. Che cosa significava allora fare rumore? E che cosa significa oggi, quando l’attenzione collettiva rischia di affievolirsi?

Se domani non torno: il ricordo delle manifestazioni

“Io, tre anni fa, ero in piazza, a Roma. È stata, credo, ad oggi, la manifestazione più forte che io abbia mai vissuto”, racconta Sabrina Martina, ricordando una folla in cui le singole presenze sembravano dissolversi in un’esperienza collettiva. “Ho i brividi a dirlo: era veramente grande”.

Tecla Bossi ricorda il viaggio verso Venezia, passando per Padova, proprio nei giorni della scomparsa di Giulia. All’inizio aveva quasi deciso di non seguire la vicenda, per non alimentare “quell’attenzione morbosa che si stava sviluppando”. Poi, l’incontro con una mobilitazione molto più ampia del previsto, capace di coinvolgere persone di età ed esperienze diverse: “Ho incontrato famiglie intere che andavano tutte insieme. È stato molto toccante”.

Il cast di Se domani non torno: “Fate rumore” non basta

Tre anni dopo le manifestazioni, quel rumore sembra essersi progressivamente attenuato. Può il film contribuire a mantenerlo vivo?

“Io penso che la questione che può far emergere questo film è che ormai ‘fate rumore’, ok, è diventato uno slogan”, risponde Tecla Bossi. “Va bene, è utile anche questo, ma ci sono tantissimi modi per farlo”.

Non esiste, dunque, un’unica forma di partecipazione. Il film può offrire strumenti diversi, lasciando a ciascuno la possibilità di riconoscere ciò che lo mette in discussione e di tradurlo in comportamenti concreti.

Sabrina Martina individua il punto essenziale nella continuità: “Dello slogan ‘facciamo rumore’, forse è il ‘continuiamo’ davanti che ha rilevanza, perché è un sistema complicatissimo”.

Il cinema non può cambiare da solo un sistema culturale, né pretendere di farlo immediatamente. “Non stiamo parlando di qualcosa che si cambia domani con questo film. Magari, ma no”, aggiunge. Serve una costanza che coinvolga sia la dimensione personale sia quella collettiva.

Continuare a fare rumore, anche quando qualcuno cerca di silenziarlo

Tommaso Allione sostiene che le istituzioni tendano a contrastare le richieste di cambiamento perché, essendo inserite nel sistema, le mettono in discussione.

“Però chi se ne frega. Cioè, noi sappiamo quello che è importante per noi, le cose care per noi e abbiamo idea di dove vogliamo andare”.

È una dichiarazione che riporta il discorso alla responsabilità di chi ha partecipato a quella mobilitazione e continua a riconoscersi nelle sue ragioni.

“Repressione o non repressione, questa cosa ci abita ormai”, conclude, auspicando che il film possa “contribuire a dare speranza e a offrire uno spazio di ascolto e condivisione sul tema”.

In Se domani non torno, il dolore della famiglia Cecchettin diventa il punto di partenza di una riflessione collettiva. Nelle parole dei tre giovani attori, però, la questione resta aperta soprattutto fuori dallo schermo. Non si tratta di ritrovare per un momento l’intensità delle piazze del 2023, ma di capire come portarne avanti le ragioni quando l’attenzione pubblica si sposta altrove.


Plot

Una famiglia come tante nella provincia del nord est. Gino Cecchettin e i suoi figli: il più piccolo Davide al liceo, la grande Elena che è all’estero a studiare e Giulia che sta per laurearsi. Potrebbe essere la nostra. Ma l’11 novembre 2023 Giulia scompare e niente è più come prima. Inizia un incubo che non credevano potesse accadere a loro. Questa è la storia di un’assenza gigantesca e di come una famiglia come tante trova la forza di trasformare un inimmaginabile dolore privato in un grido collettivo d’impegno per il cambiamento. Perché storie come questa non debbano più essere raccontate.

Written by: Federica Scarpa

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